barbone club italia


Vai ai contenuti

Il Parto

La Riproduzione

IL PARTO
a cura della Dott.ssa Barbara Gallicchio

Abbiamo già sottolineato i vantaggi di conoscere con precisione la data del parto.
L’importanza di ridurre il lasso di tempo in cui ci si aspetta l’evento è evidente, prima di tutto consente di programmarsi in modo da non lasciare la cagna da sola (a mio avviso, è sempre indispensabile che qualcuno assista al parto), inoltre, permette di stabilire che, qualora le cose non si svolgano entro il tempo prefissato, si sta entrando in un ritardo che, come tale, deve essere monitorato
Per esperienza molti allevatori hanno imparato che, quando ci sono solo uno o due feti, spesso la gravidanza dura molto più del normale, tanto che non è infrequente che si finisca con un cesareo e/o con la morte dei cuccioli.
Proprio in questi casi è vitale conoscere le date per stabilire una situazione di allarme.
Il parto è determinato da una serie di eventi ormonali. Durante tutta la gravidanza, il progesterone plasmatico è (e questo è indispensabile ai fini del mantenimento della gravidanza stessa) mantenuto ad alti livelli, secreto dai corpi lutei nell’ovaio.
Il fattore scatenante il parto è la secrezione di ACTH da parte del feto come risposta allo stress. Semplificando, questo nella madre determina la sintesi di estrogeni, la produzione di prostaglandine ed il declino del progesterone. Le ultime 18/30 ore sono caratterizzate perciò del calo brusco del progesterone sotto i 2mg/ml; 24/12 ore prima del parto si verifica l’abbassamento della temperatura corporea (rettale) di circa 1º/1,5º, arrivando quindi a 37 º o al di sotto (anche 36,5).
Fase 1
Durata media 8/12 ore.
Dominata dalla bassa temperatura, è la fase DILATATIVA, durante la quale iniziano le contrazioni uterine e si conclude con la completa dilatazione cervicale.
Le contrazioni uterine sono del tutto invisibili all’esterno, ma si presentano a intervalli regolari, progressivamente ridotti. La cagna, quindi, non si sente bene, di solito è ansiosa, anoressica ed appare senza tregua; comunemente sono evidenti TREMORI, AFFANNO, ATTEGGIAMENTI DI SCAVO, IRREQUIETEZZA. Tentato di urinare e/o defecare spessissimo e non riposano quasi mai.
Fase 2
E’ la fase ESPULSIVA: inizia con la cervice completamente dilatata contro la quale va ad incanalarsi il primo feto, che è quello più vicino e proviene dal corno uterino più affollato.
Il sacco allantoideo nel quale il feto è contenuto si lacera, determinando la ROTTURA DELLE ACQUE, cui segue, dopo un periodo variabile fra i 10 ed i 30 minuti (in media) l’insorgenza delle SPINTE ESPULSIVE, ben visibili dall’esterno some contrazioni addominali mentre la cagna è concentrata e può emettere un mugolio sommesso,
Il numero delle spinte necessarie ad espellere un feto è variabilissimo: il primo cucciolo, di solito, fa più fatica, mentre, con il prosieguo delle nascite, la maggior dilatazione è favorevole. E’ sempre bene controllare l’ora in cui avviene la perdita delle acque e l’ora in cui iniziano le spinte. Dopo un’ora dalla rottura delle acque, se non ci sono spinte visibili, potrebbe esservi inerzia uterina.
Dopo un’ora di energiche spinte infruttuose, si comincia a preoccuparsi, dopo due ore è indispensabile la visita veterinaria. Tre ore di spinte inutili sono motivo di allarme rosso. Viceversa, la cagna può interrompere il parto per un lasso di tempo che può toccare anche le tre ore, MA SENZA SPINTE; questo è abbastanza comune, per lo più a metà delle espulsioni. Oltre le quattro ore di sosta può esservi un problema.
I cuccioli vengono espulsi con un intervallo medio di 45/60 minuti, ma spesso avvengono due nascite ravvicinate, per esempio in 20 minuti, e poi c’è una pausa che arriva a 60/80 minuti. I feti escono uno per ciascun corno, fino allo svuotamento dell’utero. E’ chiaro che i primi a nascere si avvicinano rapidamente alla cervice; mano a mano, diventa più lungo il procedere lungo il corno e si aggiunge la stanchezza della cagna, perciò gli intervalli fra le nascite tendono ad aumentare. Un parto dura, nella maggior parte delle cagne sane, 2/4 ore più del numero dei neonati. Perciò, per 6 cuccioli, 8 o 9 ore; per 8 cuccioli 10/12 ore, e così via. Ma può esservi, benché non frequente, anche la nascita dell’ultimo neonato a 24 ore dal primo.
Con il passare del tempo è più difficile valutare la rottura delle acque di ciascun cucciolo perché si confondono con le perdite vaginali. Ogni cucciolo ha una placenta propria, che si presenta come una massa carnosa e sanguinante, all’estremità del cordone ombelicale. L’espulsione della placenta costituisce la terza fase del parto (secondamento) che nei carnivori si confonde con la seconda perché le varie placente escono intercalate ai cuccioli. Se vi sono placente ritenute alla fine del parto, queste vengono per lo più eliminate il giorno successivo, ma, in questo caso, è bene istituire opportuna terapia di protezione.
Questa precauzione seguirà anche parti insolitamente faticosi o che hanno richiesto manualità energiche.

In media 4 su 10 cuccioli nascono podalici, questo è perfettamente normale.
La femmina si gira e raccoglie il neonato che quasi sempre è ancora avvolto dal sacco amniotico, con i molari lacera il sacco e recide il cordone ombelicale, mangia tutti gli invogli, placenta compresa e pulisce perfettamente il cucciolo che già cerca di sottrarsi per dirigersi alle mammelle.
Se la cagna è primipara, non vivendo in un branco e non avendo avuto occasione di seguire i parti delle femmine anziane deve affrontare l’evento più traumatizzante della sua vita solo facendo riferimento alle risorse istintive che possiede, più o meno integre che siano. In alcune cagne in coincidenza dell’espulsione del primo neonato si nota subito il risveglio della capacità materna, in altre può addirittura insorgere una sorta di panico all’inizio, ma nell’arco dello svolgimento del parto sicuramente sarà superato con l’innescarsi dei meccanismi di riconoscimento del neonato, grazie anche a potenti sostanze chimiche contenute nel liquido amniotico. Quando il parto deve avvenire per via chirurgica, al risveglio la puerpera potrebbe avere difficoltà iniziali nel riconoscere i cuccioli come suoi, non avendo vissuto l’esperienza della nascita; in tali casi è molto utile metterle vicino un asciugamano con cui sono stati asciugati i neonati proprio per la presenza di queste sostanze.
Le distocie, situazioni di impossibile espulsone di cuccioli, non sono frequentissime ma capitano; possono essere dovute a semplice macrosomia fetale (eccessive dimensioni del feto rispetto al diametro del canale del parto) o a malposizionamento sia del feto vivo, per esempio il cucciolo si presenta con un arto rivolto all’indietro o con la testa flessa ventralmente, sia del feto morto, la presentazione a pancia in su è caratteristica. Perciò se la cagna spinge energicamente e il cucciolo non compare o non procede, è indispensabile la visita ostetrico- ginecologica, nell’attesa non bisogna assolutamente praticare iniezioni stimolanti le spinte (ossitocina) che potrebbero causare la rottura della parete uterina, solo il Veterinario può utilizzare questi farmaci.
Terminato il parto la cagna si riposa tranquilla e rilassata.
Le perdite vaginali in un paio di giorni diventano chiare, mucose e scarse, e possono durare anche una ventina di giorni.

ALLATTAMENTO

Neonati con biotono alto tentano di attaccarsi subito dopo la nascita, per altri sarà necessario un po’ di tempo, comunque entro un’ora tutti dovrebbero succhiare il colostro, cioè il secreto delle mammelle delle prime 24-48 ore che non è proprio latte ma contiene gli anticorpi che la madre possiede e che passano al neonato in modo da proteggerlo da tutti gli agenti patogeni con cui la madre è venuta in contatto.
Nella primipara la montata lattea vera e propria impiega qualche giorno a instaurarsi, attenzione però all’aumento di peso dei neonati, se insufficiente sarà necessario integrare con latte ricostituito.
Talvolta la quantità di latte è eccessiva rispetto al numero dei neonati, per evitare l’ingorgo mammario può essere necessario mungere un po’ di latte.
L’insorgenza della mastite è caratterizzata da febbre e malessere della puerpera, mentre la mammella colpita si presenta rossa, calda e dolente, è richiesta una visita immediata e opportuna terapia.
Un evento altamente drammatico che può seguire il parto è la metrite post-partum, ovvero l’infezione dell’utero che solitamente consegue a ritenzione di feti o parte di essi, ad aborto a causa infettiva o, più raramente, a ritenzione di placente. I sintomi sono imponenti: febbre alta, grave depressione, inappetenza e incapacità di accudire i cuccioli, le perdite vaginali sono scure e maleodoranti. Questa patologia pone a grave rischio la vita della madre e dei neonati e rappresenta una emergenza medica. Perdere anche solo qualche ora si può tradurre in tragedia.

ECLAMPSIA

Il collasso puerperale o eclampsia o tetania ipocalcemica è un'altra emergenza di cui dobbiamo conoscere l’esistenza.
Si tratta di un repentino calo del livello del Calcio nel sangue dovuto all’enorme quantità di questo minerale che viene sequestrata dalle ghiandole mammarie per la produzione di latte (che, com’è noto, ne è ricchissimo), giacchè il Calcio è indispensabile per tutta una serie di processi metabolici e biochimici dell’organismo, tra i quali la contrazione e il rilascio delle fibre muscolari, quando il tasso ematico scende sotto un certo minimo valore soglia il corpo non è più in grado di funzionare correttamente, va incontro allora a sintomi drammatici che, se non si interviene prontamente, conducono l’animale a morte.
Questi sintomi iniziano con irrequietezza, incapacità di accudire i neonati o anche di lasciarli succhiare, tremori sempre più evidenti fino a uno spasmo tetaniforme di tutto il corpo, convulsioni e, infine exitus.
E’ importante sottolineare che le razze più predisposte all’eclampsia sono quelle di peso inferiore ai 5 kg con più di 3 o 4 cuccioli, quindi nani e toy, tuttavia a carattere individuale può verificarsi in tutte le cagne, soprattutto se l’alimentazione durante la gravidanza e l’allattamento non è sufficientemente ricca di Calcio.
Benché il periodo di massimo rischio sia quello della maggior produzione di latte, cioè la seconda e terza settimana di allattamento, i sintomi dell’eclampsia possono insorgere già negli ultimi giorni di gravidanza. Allertare il Medico Veterinario immediatamente è l’unico consiglio da dare.





Torna ai contenuti | Torna al menu