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La Riproduzione
LO STALLONE
a cura della Dott.ssa Barbara Gallicchio
Vogliamo esaminare tutto quello che concerne il cane maschio razzatore – lo stallone, appunto – sia che si tratti di un animale utilizzato in modo sporadico, sia, e soprattutto, quando si parli di cani che riproducono molto o moltissimo e che, di conseguenza, entrano a far parte della storia evolutiva della razza.
Il primo problema riguarda la responsabilità del proprietario dello stallone nei confronti della razza stessa.
La maggior parte degli aspiranti all’utilizzo del cane sarà infatti costituita da “privati” o quasi che, non di rado, sono completamente digiuni di quei problemi specifici congeniti e/o ereditari che la razza presenta.
I più arrivano alla scelta dello stallone solo per averlo visto vincere nel ring o, peggio ancora, per aver letto di lui sulle riviste specializzate o nella pubblicità.
Questi hanno giocoforza basato la loro opzione esclusivamente su una sommaria valutazione morfologica, avendo avuto pochi minuti a disposizione, per lo più del tutto insufficienti a farsi anche una vaga idea del temperamento dell’animale.
Figuriamoci poi della sua situazione riguardo alle eventuali tare ereditarie.
E qui entra in causa il senso di responsabilità del proprietario del maschio, il quale, se da un lato si dimostra preoccupatissimo del valore della femmina per non rischiare di vedere cuccioli di scarsa qualità, dall’altro, troppo spesso, si guarda bene dall’informare circa gli eventuali problemi, siano essi temperamentali o fisici. La decisione di lasciar riprodurre un cane deve, infatti, dipendere da una valutazione obbiettiva, dovrà tener conto di quelle caratteristiche “generali” (di valore assoluto) quali il tipo e la fitness globale e di quelle relative alla razza in esame.
Che lo stallone debba essere un cane nel pieno tipo di razza è persino troppo ovvio da dirsi, deve anche esibire chiaramente l’impronta del suo sesso ed essere pieno di salute. Il temperamento sarà quello caratteristico della razza e del sesso ma non si dovrebbe mai, neppure in razze “nevrili”, usare un cane schivo, timido o eccessivamente nervoso. Molte razze hanno pagato caro prezzo per scelte azzardate basate solo sulla morfologia, e non bisogna cercare scuse per le carenze caratteriali; certo, un animale che vive sempre chiuso in un box non potrà essere correttamente socializzato, ma chiunque conosca un po’ i cani sarà in grado di riconoscere quei segni che sono campanelli d’allarme riguardo alla solidità del sistema nervoso.
Il maschio dovrà, inoltre, muoversi con padronanza nel suo territorio ed esibire notevole interesse per la femmina in estro.
A questo proposito bisogna sottolineare alcune eccezioni:
maschi troppo giovani (anche se più spesso sono eccitabili ma inetti),
maschi che vivono sotto la dominanza di altri maschi più anziani e ne sono inibiti (in tal caso bisogna tentare l’accoppiamento altrove),
femmine presentate non in stato di estro (particolarmente gli stalloni esperti possono dimostrarsi completamente disinteressati alle cagne non “pronte”),
maschi che vivono in casa come “pet”, giunti all’età matura senza precedenti esperienze.
Mentre in questi casi una carenza di libido è comprensibile, la cronica scarsa attrazione per le femmine non lo è, neppure nelle razze con accoppiamenti difficoltosi – anzi, con l’esclusione di queste ultime, in generale, gli stalloni dovrebbero essere in grado di montare naturalmente.
E’ sempre bene tenere annotati i risultati di tutti gli accoppiamenti di un razzatore, in modo da ottenere dati utilissimi:
percentuali di fecondazioni ottenute;
numero medio di cuccioli prodotti,
numero di morti e, se possibile, la loro causa ed eventuale comparsa di problemi ereditari.
Riguardo a questi ultimi, è indispensabile conoscere la situazione specifica della razza di appartenenza per poter indagare sulla condizione di “fitness genetica” del nostro stallone e per decidere con coscienza.
E’ ovvio che nelle razze con frequenze altissime di problemi congeniti, quali la displasia dell’anca, non si potrà rinunciare a tutti i maschi, ma si potranno prendere decisioni ponderate, prima fra tutte quella di non accoppiare due cani entrambi affetti, anche se in forma lieve. D’altro canto, non faremmo questo grave errore con un particolare morfologico qualunque (es. due soggetti con l’occhio chiaro!).
In ogni caso, per quanto reso possibile dal pool genetico della popolazione in esame, gli stalloni devono essere sani da ogni punto di vista.
Già partendo con il piede giusto, potremo scoprire qualche carattere recessivo negativo saltare fuori come dal nulla (es. cuccioli monorchidi da padre normale, il monorchidismo è probabilmente portato da entrambi i genitori).
Nel caso emerga un problema “minore” è sufficiente non ripetere l’accoppiamento, altre volte bisognerà rinunciare all’ulteriore utilizzo dell’animale.
In alcuni paesi è obbligatorio sottoporre i cani da avviare alla riproduzione ai vari controlli sulle malattie ereditarie, da noi non è così, pertanto resta solo la coscienza personale a dettarci un codice etico di comportamento.
ALIMENTAZIONE
Il cane in attività riproduttiva dovrà essere alimentato come un soggetto ad alte performance, quindi, alimenti ricchi in proteine, carboidrati e grassi, con eventuali supplementazioni vitaminico-minerali nei periodi di maggior attività. Addirittura si può produttivamente dividere i pasti, soprattutto se si nota calo di peso.
Sfortunatamente, c’è sempre un picco di cagne in calore concentrate in periodi brevi, così è molto difficile riuscire a mantenere in forma e in peso gli stalloni in piena attività (non parliamo certamente di una monta al mese, ma di 2/4 alla settimana).
In tali circostanze possono venire utili anche supplementazioni particolari.
Mai utilizzare il cane per la monta a stomaco pieno.
ALLENAMENTO
Lo stallone dovrà essere tenuto fisicamente asciutto ed allenato, ma non superaffaticato, altrimenti rischiamo scarse performance sia nell’interesse all’accoppiamento, sia nelle percentuali di concepimento.
ADDESTRAMENTO
Mentre è sempre bene “provare” un giovane di 12/16 mesi per una prima esperienza con una femmina esperta e di buon carattere, è vitale evitare che il maschio inesperto venga spaventato da reazioni brusche o morsi o, peggio ancora, che si traumatizzi il pene perché la cagna si divincola; queste esperienze negative sono vere e proprie tragedie per l’attitudine futura.
A nostro parere è sempre vantaggioso abituare il giovane maschio a lasciarsi aiutare, in particolare, a tollerare che la femmina venga tenuta per la testa (il che le impedirà di girarsi e mordere).
Gli stalloni addestrati fin da giovanissimi non si curano affatto di avere intorno una o due persone, al contrario, i maschi che si iniziano a usare già in età matura sono più spesso riservati, tanto da non voler montare se non lontano da tutti, a volte con conseguenze disastrose ai fini della buona riuscita.
Le esperienze giovanili positive sono veramente utili per la sicurezza e la padronanza di sé.
Dopo i 18/24 mesi (per le razze grandi, ovviamente, molto meno per le nane), quando il cane si avvia ad una attività regolare, è vantaggioso eseguire un esame dello sperma, ottenuto con prelievo manuale in presenza di una cagna in calore (altrimenti si rischia di non avere un eiaculato normale); per una valutazione obbiettiva della qualità dell’eiaculato.
In futuro questo esame sarà di grande utilità in caso di scarse percentuale di fecondazioni; il Medico Veterinario potrà stabilire se c’è un problema e a che livello dell’apparato riproduttivo.
La valutazione della qualità dello sperma diventa utile quando si desideri congelarlo o stoccarlo in una Banca del Seme Canino.
PRECAUZIONI
Il proprietario dello stallone dovrebbe informarsi circa le condizioni di salute della femmina che aspira alla monta e rifiutare qualora l’animale venisse presentato in scadenti condizioni generali o risultasse affetta da patologie ereditarie che ne sconsigliano l’uso in riproduzione.
A tale riguardo, come si è già detto, gli accordi e le decisioni verranno prese con coscienza, di volta in volta, basandosi sulla situazione specifica della razza.
Bisogna diffidare delle cagne che hanno in precedenza abortito o avuto nati morti numerosi perché potrebbero essere affette da Herpes o Brucellosi ed il maschio potrebbe contagiarsi.
Anche le cagne con record di scarsa o nulla fertilità dovrebbero essere esaminate per queste ed altre infezioni prima di venire nuovamente coperte.
Com’è noto, è la femmina che va dal maschio (a meno che non vi siano situazioni che consiglino il contrario), così, questo, nel suo territorio, si presenta con sicurezza e senza distrazioni e la partner tende a subirne la personalità.
Dopo la monta naturale è bene controllare che il glande sia rinfoderato nel prepuzio; nei cani giovani e particolarmente in quelli con il pelo lungo lanoso potrebbero esserci piccoli intoppi (i peli si arrovesciano all’interno dell’orifizio prepuziale).
Patologie a carattere ereditario che devono essere valutate ed eventualmente determinare l’esclusione del cane maschio dalla riproduzione:
monorchidismo (ovviamente, anche se risolto con l’intervento chirurgico)
enognatismo grave, deviazioni mascellari o mandibolari
malattie oculari congenite (cataratta, glaucoma PRA-CEA, etc.)
malattie cardiache congenite (stenosi subaortica, stenosi polmonare)
sordità congenita
malattie della coagulazione (emofilia A.B., malattia di Von Willebrand)
displasie osteo-articolari:
limitazioni (secondo le situazioni specifiche delle varie razze)
megaesofago
displasia renale, rene policistico
malattie metaboliche specifiche di razza (diabete)
eccetera